Perchè in testa alla classifica delle regioni con più “Internet” c’è la Sardegna?

Nello studio pubblicato nell’aprile 2011 dal Boston Consulting Group, intitolato “Fattore Internet – Come Internet sta trasformando l’economia italiana“, si evidenzia una curiosa “anomalia”:

Analizzando le differenze tra le varie regioni italiane, risulta che il Settentrione d’Italia è l’area più sviluppata, mentre le regioni del Sud e le isole registrano valori bassi di e-Intensity Index. Fa però eccezione la Sardegna, mosca bianca nel Centro-Sud

si legge a pag. 35 del succitato rapporto e tale piacevole anomalia si vede molto bene dalla figura di pag. 36:

Secondo gli studiosi del BCG, ciò non può essere solo un caso, come spiegano sempre a pag. 35:

La Sardegna vanta alcuni primati tecnologici interessanti. Qui nel 1994 è nato il primo quotidiano online europeo, l’Unione Sarda, e si è sviluppata Tiscali, una delle prime società italiane di telecomunicazioni Internet oriented.

In effetti, come scrivono Luca Ferrucci e Daniele Porcheddu in “La New Economy nel Mezzogiorno” (Il Mulino, 2004):

I politici regionali avevano “scommesso”, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, sulla creazione di un centro di ricerca di eccellenza, il CRS4, in una realtà economicamente depressa come quella della Sardegna. E il CRS4 diventa, sin dall’inizio, un “crocevia” di ricercatori senior e junior brillanti (e non necessariamente sardi) provenienti dalle più disparate esperienze accademiche e professionali; da questo punto di vista, con le dovute proporzioni, il CRS4 sembra replicare il modello del CERN, definito dal padre del web, Tim Berners-Lee, “un luogo ideale per fare conoscenza con persone brillanti e motivate che provengono da diversi paesi, un crogiuolo intellettuale e culturale senza pari”.

E infatti, questo “crogiuolo-CRS4“, nato il 30 novembre 1990, darà vita nel settembre 1993 a www.crs4.it, primo sito web italiano, e nel luglio 1994 a L’Unione Sarda online, primo quotidiano italiano su web, da cui nacque Video On Line, che a sua volta fu strumentale alla nascita di Tiscali.

E tutto ciò, come ricordano gli autori del report del BCG citato poc’anzi, ha giocato un ruolo fondamentale se ancora dopo vent’anni la Sardegna, in quanto a Internet, non sfigura nel confronto con le altre regioni italiane, anzi!

Turismo + Telefonini + interneT: 3 “T” per l’Italia

Nello studio pubblicato nell’aprile 2011 dal Boston Consulting Group, intitolato “Fattore Internet – Come Internet sta trasformando l’economia italiana“, si evidenzia che Internet pervade la catena del valore dei settori chiave per l’economia italiana quali l’industria alimentare, la moda e il turismo, contribuendo alla loro competitività a livello internazionale.

Il Web è diventato la principale fonte di informazioni per chi viaggia e il turismo è il principale settore nell’e-commerce italiano, con quasi 3,5 miliardi di euro di fatturato nel 2010, in crescita del 15% rispetto al 2009. Nel 2011 ci si aspetta che 1 volo su 5 venga acquistato in rete. Numeri leggermente inferiori per hotel e pacchetti vacanze: circa 1 su 10. Tra le OTA (Online Travel Agency) più importanti in Italia l’americana Expedia (3 miliardi di fatturato nel mondo) che dopo l’acquisizione dalla nostrana Venere.it detiene più del 40% dell’intero mercato italiano delle agenzie online, e Volagratis.

L’Italia è uno dei leader in Europa per numero di smartphone, posseduti da 15 milioni di persone e utilizzati da 10 milioni di questi per navigare. Mobile commerce e georeferenziazione diventeranno una priorità, con l’obiettivo di sviluppare un florido ecosistema di apps.

Chi non avesse ancora compreso la portata “economica” del web…

Chi non avesse ancora compreso fino in fondo la portata “economica” del web, farebbe bene a dare un occhio allo studio, commissionato da Google e pubblicato nell’aprile 2011 dal noto Boston Consulting Group, intitolato “Fattore Internet – Come Internet sta trasformando l’economia italiana“.

Si tratta di un’indagine che cerca di stimare l’incidenza della rete sull’economia italiana. E ne risulta che nel 2010 il valore della web-economy italiana è stato di 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo nazionale, in crescita del 10% sul 2009.

Per avere un termine di paragone, i settori dell’agricoltura e delle utilities, sempre nel 2010, hanno raggiunto il 2,3% del PIL, mentre la ristorazione non è riuscita a superare il 2 per cento.

E, sempre secondo il BCG, con una crescita annua attesa compresa tra 13% e 18% tra il 2009 ed il 2015, l’Internet economy italiana rappresenterà nel 2015 tra il 3,3% e il 4,3% del PIL.